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I 5 Principi del Reiki di Mikao Usui: dal “non” ad una frequenza più elevata

  • Immagine del redattore: Alessia Notari
    Alessia Notari
  • 9 mag
  • Tempo di lettura: 5 min

La storia della ricerca spirituale è spesso costellata di tentativi, attese e momenti di folgorazione. In Giappone, terra dove la percezione dell'energia vitale è radicata nel tessuto stesso della cultura, la figura di Mikao Usui emerge non come un prescelto dal nulla, ma come un instancabile ricercatore.


Dopo oltre quarant’anni di studi e approfondimenti, la tradizione narra che Usui decise di ritirarsi sul Monte Kurama per un periodo di ritiro meditativo di ventuno giorni. Questo numero, profondamente simbolico nelle tradizioni orientali poiché rappresenta i cicli di purificazione e rinnovamento, divenne lo spazio sacro in cui avvenne l'impensabile: senza un maestro fisico che lo attivasse, Usui riuscì a canalizzare direttamente la frequenza del Reiki. Non fu un caso, ma l'esito di una ricerca costante durata una vita, culminata in un'attivazione che lo rese il primo canale di un sistema che oggi abbraccia il mondo intero.


Da quella vetta, Usui non portò giù solo una tecnica di canalizzazione energetica, ma una vera e propria "medicina dello spirito" racchiusa nei cinque principi (Gokai). Tuttavia, le parole originali, formulate in un'epoca di disciplina rigorosa, utilizzavano la negazione come scudo.


La ricerca moderna e le neuroscienze, attraverso studi sulla psicolinguistica, hanno però svelato un meccanismo affascinante quanto critico: il nostro cervello fatica a processare il "non".


Se pronunciamo la frase "non arrabbiarti",

il sistema cognitivo deve prima evocare l'immagine e la frequenza della rabbia per poi tentare,

con uno sforzo logico immane, di negarla.


Questo "arzigogolo" neurologico finisce per lasciare traccia proprio dell'emozione che vorremmo evitare. Scegliere parole positive non è quindi un vezzo stilistico, ma un atto simbolico e scientifico che si allinea ai principi della neuroplasticità: il cervello tende infatti a modellarsi sull’immagine, sull’emozione e sulla frequenza evocata dalla parola che risuona, più che sul concetto che vorremmo negare.


Quando diciamo a noi stessi “non essere triste”, “non avere paura” o “non arrabbiarti”, la mente richiama prima proprio l’immagine della tristezza, della paura o della rabbia, attivando nel corpo la stessa risposta emotiva che vorremmo evitare. Il nostro inconscio, infatti, non riconosce la negazione: esso si nutre semplicemente di ciò su cui posiamo lo sguardo, anche quando lo facciamo senza accorgercene.


È come se l’Universo non percepisse il "non":

se dico "non voglio essere triste",

la prima frequenza che attivo dentro di me è proprio la tristezza.


Per onorare questa forza creativa che io chiamo Universo, e che è presente e vibrante nella parte più profonda di ognuno di noi, e per contribuire ad elevare le vibrazioni dell'umanità verso una frequenza più alta, positiva e luminosa, ho deciso di riformulare i 5 principi del Reiki di Mikao Usui.


Attraverso questo approccio vibrazionale ed evolutivo, ho trasformato ogni divieto della tradizione in una consapevole espansione della coscienza.


Oggi, solo per oggi, sono serena

(originariamente: solo per oggi, non arrabbiarti)

Mentre la rabbia è una reazione che contrae, la serenità è uno stato di accoglienza che ci permette di osservare le tempeste senza diventarne parte


Oggi, solo per oggi, sono consapevole

(originariamente: solo per oggi, non preoccuparti)

La preoccupazione è un’emorragia di energia verso un futuro che non esiste,

la consapevolezza, invece, dissolve l’ansia perché ci riporta nell’unico luogo, qui e ora,

dove abbiamo potere: il presente.


Oggi, solo per oggi, sono grata

(originariamente: solo per oggi, sii grato)

La gratitudine è il motore di un bicchiere ricolmo: è la sintonizzazione che ci permette di accorgerci dell'abbondanza invisibile, trasformando la percezione di scarsità in un flusso continuo


Oggi, solo per oggi, sono onesta e agisco con impegno

(originariamente: solo per oggi, lavora onestamente)

Il lavoro su di sé non ammette scorciatoie e richiede onestà verso l'altro e integrità di chi

guarda alle proprie ombre con verità, impegnandosi a trasmutarle


Oggi, solo per oggi, onoro ogni essere vivente

(originariamente: solo per oggi, sii gentile con gli altri)

È il riconoscimento della trama che ci unisce, la fine della separazione tra "io" e "l'altro"


Questo passaggio dal negativo al positivo trova un’eco profonda anche nel Tao Te Ching di Lao Tzu. Quando il Tao nel capitolo 1 afferma che "il nome che può essere pronunciato non è l'eterno nome", ci dice che le etichette che diamo alla realtà creano la realtà stessa. Scegliere quindi una parola di luce invece di una di ombra è un atto di pura alchimia vibrazionale, oltre che un'evidenza scientifica.


Il saggio del Tao non agisce contro l'oscurità, ma coltiva la luce secondo il principio del Wu Wei, ovvero l'agire senza sforzo.


Integrando queste due visioni, l'aver trasformato i 5 principi del Reiki al positivo significa quindi:


smettere di combattere l'ombra o la tensione

ed iniziare a fluire con la vita,

seguendo la via della minor resistenza.


Se smettiamo di opporre forza ai nostri "difetti", l'energia smette di essere sprecata nel conflitto e torna disponibile per la nostra espansione ed evoluzione.


L'immagine metaforica del bicchiere che straborda, che ho voluto richiamare anche come foto dell'articolo, diventa realtà. Spesso pensiamo di dover "dare" agli altri attingendo dalle nostre riserve ovvero dal famoso bicchiere mezzo vuoto, finendo poi per sentirci inevitabilmente vuoti e stanchi. La verità è che possiamo interagire con il mondo e con chi amiamo solo dalla nostra pienezza.


Quando nutriamo la nostra serenità e la nostra consapevolezza, non siamo più un bicchiere con poca acqua dentro che cerca di elemosinare gocce di conferma all'esterno:


diventiamo un calice così ricolmo che l'energia

inizia a traboccare spontaneamente.

Non diamo per dovere,

ma per esuberanza di luce, di energia,

di amore verso di noi e di chi abbiamo al nostro fianco.


Questa è la vera eredità di Mikao Usui: una sintonizzazione quotidiana che ci permette di essere generatori di benessere per noi stessi e, splendidamente di conseguenza, per tutto ciò che ci circonda.


n.d.r.: perché proprio "Oggi, solo per oggi"?

Molti, leggendo i principi del Reiki, si saranno chiesti: "Ma se è solo per oggi, significa che domani potrò tornare ad arrabbiarmi o a stare nell'ansia?".

Questa formulazione di Mikao Usui, che ho ripreso e rafforzato, ha il significato profondo e consapevole di riportare l'attenzione al Qui e Ora.

Dire "Oggi, solo per oggi" è un atto di presenza assoluta che va al di là di ogni limite temporale. È l'invito a vivere pienamente il presente, perché il passato è ormai polvere e il futuro è ancora un'ipotesi.

​Il presente è l’unica cosa che abbiamo realmente a disposizione, l'unico luogo dove risiede il nostro potere di scelta.

Dire "Oggi, solo per oggi, sono serena" significa che scelgo di abitare la luce proprio in questo istante. Perché se illuminiamo ogni singolo "oggi", la nostra intera vita diventerà, naturalmente, un cammino di splendore.


Per chi cerca strumenti di risveglio e consapevolezza: #ilprontosoccorsodellanima



 
 
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