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La tua crescita personale è diventata una sala d'attesa?

Immagine del redattore: Alessia Notari
Alessia Notari
9 set
Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 4 giorni fa


C'è una fase della vita che quasi nessuno racconta, quella in cui "si accumula": si legge, si studia, si riflette, si esplora. Si raccolgono strumenti, consapevolezze, intuizioni. Si frequentano corsi. Si ascoltano podcast. Si partecipa a percorsi.


"Io l'ho vissuta e non la rinnego."


Tutto ciò che ho attraversato, anche quello che a posteriori poteva sembrare una perdita di tempo o quei momenti in cui ho avuto la sensazione di non avanzare o addirittura che "arretrassi", è stato necessario perché diventassi la persona che sono oggi.


"Niente di ciò che ho fatto è stato uno spreco o sbagliato. Nemmeno il momento più difficile."


Ad un certo punto però, mi sono accorta che stavo aspettando: con molta cura, molta disciplina, molta preparazione. Ma comunque stavo aspettando.


Colta da questa illuminante chiarezza mi sono chiesta:


"Voglio ancora stare qui o è arrivato il momento di alzarmi e fare il primo passo?"


E di qui è iniziata una ricerca approfondita sul tema che condivido con te ora per farti nascere una domanda:



"Hai la sensazione di essere sempre sul punto di iniziare?"


Riportando parole associate a Søren Kierkegaard:


"La vita può essere compresa solo guardando indietro, ma deve essere vissuta guardando avanti."


Ed è qui che si evidenzia il paradosso che sperimentiamo spesso concretamente quando capiamo molto, elaboriamo e analizziamo tanto, ma il movimento reale, quello che cambia la direzione della nostra vita, continua a essere rimandato.


Non entra in gioco la pigrizia o la mancanza di volontà, ma spesso è qualcosa di molto più sottile in cui la preparazione stessa diventa una forma di movimento. Perché finché ci si muove, anche solo nella propria mente, è difficile accorgersi di restare, in realtà, immobili.



Quel perenne loop in cui prepararsi diventa più rassicurante che partire


Queste dinamiche vengono descritte con estrema chiarezza dalla psicologia cognitiva: l'acquisizione di nuove informazioni può essere gratificante e coinvolgere i sistemi cerebrali legati alla ricompensa. Ma questo non significa che sapere di più equivalga, di per sé, a cambiare. Gli studi del neuroscienziato Wolfram Schultz sui meccanismi della ricompensa hanno mostrato che il cervello può rispondere già all'anticipazione di una ricompensa, non soltanto al suo ottenimento. Questo aiuta a comprendere perché anche l'attesa di un cambiamento possa risultare gratificante.


Prepararsi a cambiare può dare una sensazione di movimento,

senza che il cambiamento sia ancora iniziato.


È proprio in questa fase che la teoria rischia di diventare insidiosa: se studiare e accumulare nozioni offrono l'illusione di procedere, si continua a rimanere nello stadio preparatorio senza compiere la scelta concreta.



La paralisi da analisi: il nome di qualcosa che forse ti riguarda


Esiste un'espressione per descrivere questo stato: la paralisi da analisi. Lo psicologo Barry Schwartz, autore de "Il paradosso della scelta", ha mostrato come un eccesso di alternative renda la decisione più difficile, non più facile (definito fenomeno del choice overload, il sovraccarico da scelta).


Chi accumula crescita personale vive esattamente questo, moltiplicato: ogni libro letto, ogni corso seguito, ogni tecnica appresa non è solo conoscenza, è un'altra opzione che si aggiunge alla lista di cose che potrei fare prima di agire davvero.


Più le variabili aumentano, più l'incertezza percepita si amplifica, e di fronte all'incertezza l'azione si arresta.


Il risultato è un paradosso:

più ti prepari, meno riesci a partire.


Se la crescita personale fa parte della tua vita da anni attraverso letture, seminari e profonde riflessioni, questo meccanismo potrebbe suonare familiare. Non si tratta di un errore, bensì dello stesso sistema nervoso di cui parlavamo poco fa: quello che si gratifica già nell'attesa, e che per questo predilige la sicurezza della teoria rispetto all'esposizione della realtà.



Stai usando gli strumenti del cambiamento per evitare il cambiamento stesso?


E ora vorrei sfidarti con una domanda più sottile, e sicuramente più scomoda, che però vale la pena farti:


"Stai usando forse diversi strumenti della crescita personale,

seppur inconsapevolmente, per tenere a distanza di sicurezza la tua evoluzione?"


Il meccanismo che hai messo in atto, ribadisco, non è volontario, anzi rientra in ciò che il ricercatore Robert Kegan, psicologo dello sviluppo adulto ad Harvard, ha descritto come "immunità al cambiamento": una struttura psicologica in cui senti il desiderio sincero di evolvere, ma in realtà metti in atto comportamenti protettivi, perché cambiare significherebbe perdere la tua identità, una certezza o il tuo vecchio equilibrio.


In questo senso:


"La sala d'attesa della crescita personale non è un luogo di pigrizia.

È uno spazio di protezione."


Da che parte ti trovi? Stai attraversando davvero l'esperienza, o stai osservando il cambiamento da una distanza confortevole?



La differenza tra sapere e attraversare


A definire con precisione le tappe del cambiamento è stato lo psicologo James Prochaska. Con il suo modello transteorico del cambiamento, ha identificato sei stadi del processo di cambiamento: precontemplazione, contemplazione, preparazione, azione, mantenimento e terminazione. È significativo notare che contemplazione e preparazione precedono l'azione: il modello aiuta a distinguere il momento in cui inizi a considerare il cambiamento e quello in cui ti prepari ad agire dal momento in cui compi realmente il passo.


"Conoscere non trasforma. Attraversare sì."


E attraversare significa, alle volte, anche fare un passo mentre si è ancora nell'incertezza, mentre la paura è ancora presente, mentre le domande non hanno ancora risposta, mentre il terreno sotto i piedi non è ancora solido.


L'anima coraggiosa non è quella che possiede ogni risposta.

È quella che parte comunque.



Quando la sala d'attesa si apre


Se le parole che hai letto ti risuonano: è arrivato il momento di smettere di usare la preparazione come un rifugio per farla diventare la tua rampa di lancio:


"Smetti di accumulare mappe e inizia a camminare."


Aggiungo una postilla importante che non serve stravolgere tutto. Non serve un piano perfetto. Spesso basta una sola scelta concreta, piccola, reale, imperfetta, che trasformi la comprensione in movimento.


C'è una differenza sottile tra l'attesa del vivere e l'inizio reale del viaggio. A volte passa da un solo gesto, che però nessuno può compiere al posto tuo.


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