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Bias cognitivi: quando il senso di colpa ti fa vedere una realtà che non esiste

  • Immagine del redattore: Alessia Notari
    Alessia Notari
  • 19 mag
  • Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 1 giu


La pratica della Vipassana, resa nota a livello internazionale dal Maestro S.N. Goenka nel XX secolo, poggia su una verità tanto semplice quanto rivoluzionaria: la felicità non dipende da ciò che accade fuori, ma dalla nostra capacità di osservare l’accadere interiore senza lasciarsi trascinare dalla reazione automatica.


In termini moderni, questo significa distinguere nettamente tra l'evento oggettivo e la nostra interpretazione soggettiva. Eppure, accorgersene nel flusso della vita quotidiana è straordinariamente difficile. Siamo infatti inconsciamente influenzati dai meccanismi del nostro cervello: una macchina biologica programmata per risparmiare energia attraverso delle scorciatoie mentali chiamate bias cognitivi.


Questi meccanismi agiscono come lenti deformanti invisibili, alterando la nostra percezione e i nostri giudizi. È esattamente ciò che è accaduto anche a me, che per anni ho vissuto con la presenza costante di uno di questi filtri: un bias di personalizzazione che si attivava in qualunque dinamica relazionale quotidiana. Se una cassiera al supermercato lanciava i prodotti sullo scivolo della cassa, se un passante mi guardava con aria scostante, se qualcuno mostrava un accenno di nervosismo, il mio cervello saltava istantaneamente a un'unica conclusione:


“È colpa mia. Ho fatto qualcosa di sbagliato”


Razionalmente sapevo che era impossibile, eppure la sensazione fisica di colpa era immediata, automatica e schiacciante.


Per dare finalmente un senso ad un filtro così potente, ho scelto di scendere nella profondità della mia storia attraverso una sessione di Regressione alle Vite Passate. Lì siamo andate alla radice karmica del blocco, rintracciando un'antica memoria del tardo Medioevo.


Da bambina, prima di essere adottata, mi era stato proposto con l'inganno un patto di protezione reciproco da un gruppo di compagne d'orfanotrofio. Una volta entrata nella mia nuova famiglia, mi ero resa conto di cosa quelle ragazze fossero veramente e di cosa volessero da me; perciò avevo scelto di allontanarmene. La loro reazione a quel rifiuto fu drammatica: in un tragico evento causato proprio da quelle compagne d'orfanotrofio, i miei due fratellini adottivi, i figli biologici nati dopo il mio arrivo, persero la vita, e io stessa morii poco dopo. Nel momento esatto in cui la mia anima lasciò quel corpo, fu schiacciata da un triplice, devastante senso di colpa: verso quel patto d'infanzia che, nonostante fosse stato fatto con l'inganno, io avevo comunque tradito; verso i fratellini che non ero riuscita a proteggere e, soprattutto, verso i miei genitori adottivi, per la percezione di essere stata la causa della morte dei loro figli. Quella parte profonda di me ha continuato così a custodire quella convinzione silenziosa di essere la causa della sofferenza di chiunque avesse vicino.


Rivivere quel passaggio non è stato facile, perchè entrare in contatto con un vissuto così doloroso, che continuava però a influenzarmi in modo inconscio, ha richiesto coraggio e un lavoro interiore molto profondo. Eppure, attraverso la Regressione alle Vite Passate, questo nodo antico è stato finalmente affrontato all'origine e quel legame sottile è stato reciso. Da quel momento, il filtro attraverso cui interpretavo le relazioni ha iniziato a dissolversi, lasciando spazio ad una percezione completamente nuova di me stessa. Oggi sono completamente libera da quel peso: se incontro una persona nervosa, so che il suo vissuto appartiene a lei, non a me.


Tuttavia, la totale libertà dai vecchi nodi non è un punto di arrivo assoluto, bensì una splendida opportunità per ricominciare a creare. Ritrovare la propria centralità, oltre i pesi del passato, può far nascere il desiderio spontaneo di guardare avanti e dare forma a nuovi obiettivi di vita. È in questa dimensione di rinnovamento che il Coaching di Evoluzione Personale si rivela un prezioso alleato, un compagno di viaggio ideale per dare forma al presente.


Nel mio percorso personale e professionale ho potuto osservare come i diversi strumenti con cui lavoro possano dialogare tra loro in modo naturale e complementare, pur mantenendo ciascuno la propria identità.


Regressione alle Vite Passate, trattamenti Reiki e Coaching di Evoluzione Personale rappresentano per me tre modalità differenti attraverso cui accompagnare la persona nel suo processo di consapevolezza: alcuni momenti della vita richiedono uno sguardo più profondo sul passato, altri una ricalibrazione energetica nel presente, altri ancora un lavoro di chiarezza e direzione orientato al futuro.


Il coaching, in questo insieme, non è un “dopo” né un “livello successivo”, ma uno spazio dedicato al presente: un contesto in cui la persona può esplorare ciò che sta vivendo ora, fare chiarezza sui propri automatismi, riconoscere i propri schemi e ritrovare una direzione possibile. E non è necessario essere “già arrivati” o privi di difficoltà per iniziare un percorso di coaching; al contrario, spesso è proprio nei momenti di confusione o di blocco che questo spazio diventa particolarmente significativo.


È in questa visione integrata che il mio approccio ha preso forma nel tempo, diventando ciò che oggi riconosco come il mio metodo di accompagnamento: Eternità • Energia • Evoluzione. Delineare con chiarezza la natura di questo legame è un passaggio fondamentale, in particolare in un panorama in cui la figura del coach è spesso oggetto di interpretazioni parziali o fraintendimenti. Comprendere cosa significhi davvero questo ruolo permette di coglierne l'esatta efficacia e il valore all'interno del percorso.


Integrare la Regressione alle Vite Passate, i trattamenti Reiki e il Coaching significa smettere di guardare all'evoluzione personale a compartimenti stagni. Questo metodo unisce la verticalità della memoria profonda alla concretezza dell'azione quotidiana, offrendo uno spazio di lavoro interiore e concreto, costruito nel rispetto della tua unicità. Se desideri esplorare questa sinergia e comprendere come applicarla alla tua vita, puoi contattarmi direttamente per individuare insieme un momento di approfondimento con una chiamata conoscitiva.


Per comprendere con chiarezza cosa aspettarti da questo approccio integrato, dedico qualche parola per fare chiarezza su cosa non è il Coaching: il coaching non è terapia psicologica, perché non scava nel passato; non è consulenza e non è mentoring, perché chi guida la sessione non offre ricette pronte né consigli basati sulla propria esperienza.


Il coaching è un viaggio che si compie in un ambiente protetto, basato sulla massima riservatezza e sulla totale assenza di giudizio. Si tratta di un percorso assolutamente non guidante: chi opera come Coach non si sostituisce mai al cliente, ma offre un affiancamento e uno stimolo affinché sia la persona stessa a riconoscere le proprie risorse interiori e a decidere la propria direzione scoprendo tutto il potenziale che già ha ma di cui non è consapevole.


Ognuno di noi possiede già dentro di sé tutte le risorse e le risposte necessarie, ma spesso non si riesce a vederle perché si è offuscati dai bias mentali. Attraverso un profondo lavoro di consapevolezza, il coaching fa emergere queste potenzialità nascoste, aiutando a trovare risposte a domande che, fino a quel momento, non si era mai pensato di porsi.


Il mio metodo di applicazione per scelta professionale supera le frammentazioni del mercato attuale. Oggi il coaching viene diviso in tantissime etichette: business coach per chi lavora in azienda, sport coach per chi fa sport, life coach per la vita privata. Tuttavia, volendo rendere onore a Tim Gallwey ideatore e sviluppatore insieme a John Whitmore di questa disciplina, si scopre che all'origine il coaching nasceva per allenare il potenziale umano nella sua interezza, senza barriere di ruolo.


Per scelta di visione, nel mio approccio ho deciso di tornare a quella purezza originaria. I meccanismi della mente e i bias cognitivi che offuscano la vista sono dinamiche umane universali: non cambiano se si indossa una giacca manageriale, una tuta da allenamento o se si gestisce la quotidianità familiare.


Per questo il mio metodo di Coaching di Evoluzione Personale si rivolge all'essere umano, indipendentemente dal ruolo che ricopre nella società. Non importa se l'obiettivo sia far quadrare un bilancio aziendale attivo, superare la paura di parlare in pubblico, vincere una competizione sportiva o attraversare una transizione di vita. Il focus resta unico: offrire la mia presenza per accompagnarti nel presente a riconoscere i tuoi filtri e a far emergere le risposte e le strade che custodisci già dentro di te.


La sinergia del mio metodo unisce così Regressione alle Vite Passate, trattamenti Reiki e Coaching di Evoluzione Personale. Questi tre pilastri creano un cerchio perfetto e complementare, perchè la Regressione alle Vite Passate dialoga con la parte più saggia di sé per liberarla definitivamente dai pesi del passato; i trattamenti Reiki riequilibrano la tua energia; il Coaching di Evoluzione Personale accoglie la realtà nel presente e la trasforma in progettualità verso il futuro.


Quando queste componenti iniziano a dialogare in armonia, smettiamo lentamente di subire la realtà e iniziamo a partecipare alla nostra vita con maggiore presenza, lucidità e consapevolezza. È in questo spazio che possiamo diventare, a tutti gli effetti, dei generatori consapevoli della nostra realtà interiore ed esteriore.

 
 
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